Parole e Opere

LA PAGLIUZZA E LA TRAVE

Per non cadere nel tranello della superbia e della pretesa

 

Padre Onofrio Farinola

 

03/03/2019 - La concretezza della pagina del vangelo di Luca che la Chiesa ci offre per questa domenica, ci mette di fronte ad una realtà quanto mai realistica e sempre attuale: la relazione con il prossimo, quel prossimo che il Vangelo chiama “fratello”.
Conosciamo più o meno tutti il racconto di Gesù che parla della pagliuzza presente nell’occhio del fratello e della trave presente nel proprio occhio. È una di quelle pagine, tra le più conosciute anche da chi non crede o vive una fede fai-da-te, che la si utilizza spesso a proprio piacimento, spesso per accusare gli altri.
Invece, questa pagina contenente un richiamo forte da parte del Maestro Gesù (Maestro e non professore!), non è per guardare la pagliuzza dell’altro, quanto per rendersi conto della trave che è nel proprio occhio. Quella trave che spesso ci rende arroganti, presuntuosi, che ci mette in un atteggiamento di superiorità nei confronti del fratello verso cui puntiamo il dito del giudizio e della condanna.
Guardare la propria trave è un esercizio che abilita alla comprensione dei “difetti” altrui. Come dire: se tu sei consapevole dei tuoi “difetti”, delle tue fragilità, dei tuoi limiti, sarai capace di comprendere gli altri, di non giudicarli, di non ergerti al di sopra di chi in un determinato momento si mostra maggiormente fragile e, magari, bisognoso di aiuto.
Il problema è che a volte con la pretesa di voler aiutare il prossimo, ci si sente superiori, quasi noi non avessimo bisognoso di aiuto o non viviamo particolari momenti di debolezza e di necessità.
Gesù ci invita a guardare noi stessi, a fare un esame di coscienza sui nostri comportamenti, a saper guardare la trave che è nell’occhio nostro, per non sentirsi superiori agli altri, per non cadere nel tranello della superbia e della pretesa.
Permettetemi un riferimento quanto mai attuale, e più che mai umiliante per la Chiesa in questo momento storico. Da pochi giorni in Vaticano si è concluso il summit che ha visto la partecipazione dei vescovi rappresentanti di ogni conferenza episcopale della Chiesa sparsa nel mondo, i quali, convocati dall’ audacia e dalla ferma fede di Papa Francesco, hanno discusso circa la questione della mostruosa piaga della pedofilia perpetrata dagli uomini di Chiesa.
Il raduno dei vescovi intorno a Papa Francesco, ha messo in evidenza diverse novità: la sinodalità (insieme si è discusso del problema, e non è stata una decisione solo del Papa, ma il Papa con tutti gli altri vescovi), il desiderio di affrontare un problema tremendo, la richiesta pubblica di perdono da parte dello stesso Papa e degli stessi vescovi durante un momento intenso di preghiera, la capacità di mettersi insieme in ascolto delle testimonianze delle vittime, il desiderio comune di affrontare insieme e con determinazione il gravissimo problema.
La Chiesa, se così ci si può esprimere, ha guadato la trave del proprio occhio. La Chiesa, formata dagli uomini, finalmente ha avuto questa capacità, e anche umiltà, di guardare se stessa. Non semplicemente per accusarsi, quanto per un esame serio di coscienza che la aiuti a migliorare.
Non può la Chiesa dire al fratello che è in un determinato errore, se prima non comprende i propri sbagli, le proprie mancanze e le proprie debolezze. Non si possono sostenere le debolezze altrui, senza comprendere le proprie per rafforzarsi alla fonte della grazia di Dio.
Ma questo vale per tutti, cristiani e non: prima di additare il fratello per evidenziare la sua pagliuzza, è bene che impariamo a vedere la nostra trave; non ci si può permettere di offrire un aiuto con aria arrogante e quasi fossimo “puritani”, se non si è consapevoli delle proprie mancanze; non si è in grado di aiutare il prossimo, se non ci si lascia aiutare; non si può avere la pretesa di aiutare, senza l’umiltà di lasciarsi aiutare in un particolare momento di bisogno.