venerdì 18 agosto 2017
 

Santo del giorno

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L'altra Molfetta

Breve cronistoria dei travagli del nuovo porto commerciale
VIAGGIO (DI SOLA ANDATA?)
TRA ROMA, BARI, TRANI E …MOLFETTA


Da decenni si parlava della possibilità di imprimere un forte sviluppo all’economia locale offrendo una miglior logistica al trasporto di merci via mare.
La felice collocazione della diga foranea, proprio in linea d’aria con la rampa d’accesso alla SS16bis, rappresentava un esplicito invito a prolungarla a terra, banchinarla adeguatamente, aumentare il pescaggio del bacino portuale e diventare un incredibile punto di smistamento delle merci da e per l’Adriatico.
Un progetto semplice quanto ambizioso, che necessitava di intuizioni politiche, caparbietà amministrative e, soprattutto, di finanziamenti.
Questo progetto, aveva evidentemente infiammato il Sen. Antonio Azzollini che, fortissimamente convinto delle potenzialità di sviluppo economico, decise di impegnarsi per far arrivare fondi dal governo centrale.
La situazione odierna è ben nota: i lavori sono stati sospesi da anni, non è stata effettuata la messa in sicurezza di quanto già realizzato, il prossimo 1º marzo 2017 inizierà il processo penale in seguito al rinvio a giudizio degli imputati.
Comunque andrà … sarà un bagno di sangue per la nostra città; una scommessa per il futuro diverrà un incubo per molti decenni, tra cause e pastoie amministrative.
La nostra posizione è stata sempre chiara: se vi sono stati reati è giusto che i responsabili paghino il loro conto con la giustizia, ma se dovesse finire tutto con un’assoluzione … pagherebbe la collettività (che sta già pagando un prezzo altissimo) e questo non è giusto, perché in questo Paese alla fine pagano sempre i cittadini.
Nelle more che la giustizia faccia il suo corso (che ci auguriamo sia rapidissimo), e che un’amministrazione – capace, coraggiosa e senza pregiudizi – faccia al più presto tutto ciò che è possibile per salvaguardare i lavori già effettuati, cerchiamo di fare una cronistoria degli eventi che hanno costellato la complessa vicenda del nuovo porto commerciale, affinchè i nostri lettori possano farsi un’idea della situazione.
Ricordiamo che i primi finanziamenti statali per la realizzazione delle opere foranee, furono stanziati dal Governo Centrale con la legge 3.12.2001, n. 428, con la quale fu autorizzata, in favore della Regione Puglia, la spesa di £. 3.000 milioni per ciascuno degli anni 2001, 2002 e 2003, finalizzata alla prosecuzione dei lavori di costruzione della diga foranea del Porto di Molfetta. Successivamente, e sin dal 2002, i finanziamenti iniziarono ad arrivare direttamente a favore del Comune di Molfetta, grazie alla legge 30.7.2002 n.174 (doc. 1).
Con Delibera del Consiglio Comunale n. 169 del 30.12.2002, fu accettata la delega amministrativa conferita al Comune di Molfetta dalla Regione Puglia ai sensi dell’art. 3, comma 4°, della L.R. n.20 del 30.11.2000, con deliberazione della Giunta Regionale n.2051 in data 23/12/2002 (doc. 2), per “lo svolgimento delle funzioni e dei compiti concernente i lavori di prosecuzione e di completamento della diga foranea del Porto di Molfetta”.
La delega fu conferita al Comune di Molfetta (Sindaco Tommaso Minervini) dalla Regione Puglia Presidente Raffaele Fitto (2000-2005); all’epoca, Dirigente del Settore Regionale Lavori pubblici era l’ing. Armando Serra, il cui ruolo esamineremo più avanti.
Alle consultazioni regionali del 2005 Nichi Vendola vinse, a sorpresa, le elezioni e subentrò a Raffaele Fitto al Governo Regionale. Con Vendola, Guglielmo Minervini, fu nominato assessore regionale e, tra le priorità del suo programma, pose la questione della revoca della delega regionale per i lavori del porto conferita al Comune di Molfetta nel dicembre 2002 (doc. 2) dalla stessa Regione Puglia.
Per avviare la procedura di revoca, Guglielmo Minervini, nel dicembre 2005, si rivolse al Dirigente Regionale del Settore LLPP, l’ing. Armando Serra di cui sopra, ma questi, si rifiutò, asserendo che non vi erano le condizioni per avviare la procedura di revoca della delega, in quanto il Comune di Molfetta stava operando correttamente, procedendo nel rispetto della delega affidata; inoltre, il Comune stava anche redigendo il Piano Regolatore Portuale (PRP) ai sensi della Legge n. 84 del 1994, in sostituzione della stessa Regione, inadempiente sul punto.
Intanto, il 24 gennaio 2006 (doc. 3) – dopo soli tre anni dalla delega regionale – il Sindaco del Comune di Molfetta, Tommaso Minervini, avendo completato l’intero e complesso iter tecnico-amministrativo necessario per l’approvazione definitiva del Piano Regolatore Portuale (redazione-adozione-approvazione), inviò al Presidente Vendola la richiesta di approvazione definitiva.
Il PRP fu quindi approvato il 10 maggio 2006 con deliberazione Regionale n. 558, all’indomani della elezione a Sindaco di Molfetta del Sen. Antonio Azzollini, ovvero dopo 4 mesi circa dal sollecito fatto a gennaio 2006 dal Sindaco Tommaso Minervini.
Nel frattempo, sempre su interessamento del Sen. Antonio Azzollini, vennero assegnati annualmente, dallo Stato al Comune di Molfetta, altri finanziamenti per la costruzione del porto nuovo commerciale.
Intanto i lavori vennero appaltati e procedevano abbastanza celermente, pur con qualche difficoltà dovuta all’inaspettato ed imprevedibile rinvenimento di una grossa quantità di ordigni bellici localizzata sul fondo marino del porto di Molfetta, e nonostante i forti ritardi della Regione nel rilasciare l’autorizzazione al dragaggio.
A questo punto intervenne nuovamente l’Assessore regionale Guglielmo Minervini, chiedendo al Settore LLPP Regionale, l’avvio del procedimento di revoca della Delega Regionale conferita al Comune di Molfetta nel dicembre 2002.
Del resto, sarebbe scorretto negare che tra Guglielmo Minervini e Antonio Azzollini, indiscussi protagonisti della politica cittadina dal 1994 al 2016, vi sia sempre stata una fortissima rivalità e visioni dello sviluppo cittadino decisamente contrapposte.
Assai significativa è la proposta di proroga della delega al Comune di Molfetta predisposta dal Settore LLPP Regionale (doc. 4 - doc. 4(2)) per la successiva approvazione della Giunta Regionale, che proprio a seguito dell’intervento contrario dell’Assessore G. Minervini, si trasformò nella delibera n. 1214 del 12 giugno 2012 (doc. 5 - doc. 5(2)), avente ad oggetto la “Revoca al Comune di Molfetta della Delega Amministrativa”.
Quindi, la Giunta Azzollini, impugnò dinnanzi al TAR quella delibera Regionale di revoca della delega al Comune di Molfetta (con delibera di G.C. n. 117 del 2 luglio 2012 - doc. 6).
Inoltre, il Comune di Molfetta, e per esso, l’allora Sindaco Antonio Azzollini, impedì, all’allora Assessore Regionale, Guglielmo Minervini (assessore con la Giunta Vendola dal 2005 al 2015) di assumere la gestione dei finanziamenti per il nuovo Porto (mediante l’adozione dell’atto ricognitivo del 29 ottobre 2012 adottato dalla Giunta Comunale - doc. 1).
Purtroppo per la vita amministrativa cittadina (a prescindere dalle scelte personali, ci interessa la interruzione dell’attività amministrativa!!!), il 29 ottobre 2012 il Sindaco-Senatore Antonio Azzollini si dimise in vista delle elezioni politiche che si tennero ad aprile del 2013.
Al posto di Azzollini si candidò a sindaco Ninnì Camporeale, mentre il centrosinistra puntò su Paola Natalicchio.
Nella primavera del 2013, con l’avvio della campagna elettorale per le amministrative, si mise in moto un’aspra campagna mediatica contro i lavori del nuovo porto commerciale (che, ribadiamo, per alcuni rappresentava solo la creatura del Sen. Azzollini e non – come riteniamo noi – una oggettiva opportunità di sviluppo per la città).
Quindi, dopo una bruttissima campagna elettorale, divenne sindaco, contro ogni previsione, Paola Natalicchio, voluta proprio da Guglielmo Minervini e a lui molto legata… almeno a quel tempo.

Sconfitto il centrodestra Azzollini, al Comune di Molfetta si aprì la stagione del centrosinistra che aveva sempre avversato l’ampliamento del nuovo porto, ritenendola una creatura del Sen. Azzollini, che ne aveva ottenuto i relativi finanziamenti (circa 150 milioni di euro) e ne aveva gestito l’iter amministrativo.
Contestualmente, riprese vigore una vecchia inchiesta penale del 2009, avviata dalla Procura di Trani sui lavori del nuovo porto.
L’indagine era scaturita da una banale denuncia ma, improvvisamente, si allargò a macchia d’olio, con una verifica a 360° che portò al sequestro di interi faldoni in originale, senza lasciare copia (46 faldoni – circa 15.000 documenti – di atti amministrativi oltre i vari progetti - doc. 7) prelevati dal Comune di Molfetta già nel luglio 2011, e relativi alla “storia” tecnico-amministrativa del nuovo porto commerciale.

La denuncia in questione fu avviata dal Pubblico Ministero Dott. Michele Ruggiero a marzo 2009 (proc. pen. n. 1592/09 RG notizie di reato), su sollecitazione dell’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici, che intervenne sulle dinamiche dell’aggiudicazione dei lavori, nonostante il Comune avesse vinto una serie di ricorsi promossi dalle imprese escluse dall’appalto, prima dinnanzi al Tar e poi al Consiglio di Stato.
Ed infatti, tre furono le aziende che si appellarono contro l’aggiudicazione dei lavori all’ATI-CMC di Ravenna, CIDONIO e SIDRA. Tre furono le sentenze che confermarono la piena regolarità della gara d’appalto. Tre furono le condanne al pagamento di euro 10mila a titolo di risarcimento, in favore del Comune di Molfetta.
Secondo i magistrati amministrativi, non fu solo la disponibilità della draga D’Artagnan (potente mezzo effossorio), a consentire l’aggiudicazione dei lavori all’Ati Cmc – Sidra – Cidonio, ma anche altre attrezzature che le ditte ricorrenti non possedevano.

Dunque la gara di appalto, per l’affidamento dei lavori del nuovo porto commerciale di Molfetta, fu improntata alla totale regolarità, così sentenziarono i giudici amministrativi della prima sezione del Tar Puglia nel 2010, con tre diverse sentenze (nn. 845, 846 e 847) che dichiararono inammissibili tutti i ricorsi proposti contro il bando di gara.
La denuncia dell’Autorità di Vigilanza (che, si ribadisce, nel 2009 dette la stura all’indagine della Procura di Trani) era perciò superata dalle pronunce del Tar Puglia prima e del Consiglio di Stato dopo, che avevano acclarato la regolarità dell’appalto. Non a caso, il procedimento penale aperto nel 2009 viveva una fase di stanca.
Nel 2011 il Pubblico Ministero Dott. Antonio Savasta, avviò un altro procedimento penale, parallelo a quello del PM Dott. Ruggiero, sempre relativo al nuovo porto, contrassegnato dal n. 2629/11 RG notizie di reato - doc. 7).
L’attività investigativa dei due Pubblici Ministeri, nel periodo 2009-2011, riguardò la acquisizione degli atti: in copia per il procedimento n. 1592/09 – PM Ruggiero, e in originale per il procedimento n. 2629/11 – PM Savasta.
In seguito all’attività di indagine disposta dai due magistrati, si verificò però l’asporto dal Comune di Molfetta di tutti gli atti tecnico-amministrativi prodotti dal 2003 al 15 luglio 2011 (doc. 7), riguardanti il porto e, con l’asporto dei faldoni, di fatto si bloccò l’attività tecnico amministrativa connessa ai lavori del nuovo porto.

L’indagine della Procura di Trani, riprese dunque vigore nel 2013, in concomitanza con l’avvento del Sindaco Paola Natalicchio, sostenuta dall’allora Assessore Regionale Guglielmo Minervini.
Da quel momento in poi (ma già durante quella campagna elettorale), la vicenda del porto subì anche una brusca accelerazione mediatica.
In occasione del primo comizio del neosindaco Natalicchio, il 21 luglio 2013 – doc. 14doc. 15), fu chiara la posizione del primo cittadino sulla vicenda porto: una contrarietà nettissima rispetto all’opera pubblica.
Al comizio seguì la conferenza stampa del 9 agosto 2013 (doc. 16) subito dopo la chiusura delle indagini da parte della Procura di Trani), a cui partecipò la giornalista Concita de Gregorio, molto amica delle Natalicchio, di cui è stata sparring partner anche nella gestione mediatica dei lavori del nuovo porto.
Quindi, il 07 ottobre 2013 si registrò il sequestro del cantiere del Porto e due arresti, quello del Direttore Tecnico dell’ATI e del Responsabile del Procedimento, il dirigente del Settore LLPP e, “ad interim”, del Territorio.
Già alle 05,00 della mattina del 7 ottobre 2013, si parlò di truffa da 150 milioni di euro ai danni dello Stato.  Un clamore assordante.
Se però si vanno a leggere i capi di imputazione, non vi sono neppure una ipotesi di peculato, corruzione, concussione.

Ennesima coincidenza di questa complicata vicenda, lo stesso giorno, il 7 ottobre 2013 la CMC (capogruppo dell’ATI esecutrice dei lavori) depositò presso il Tribunale di Trani un ricorso per accertamento tecnico preventivo (ATP), datato 13 settembre 2013 (doc. 18), in riferimento all’appalto integrato affidato all’ATI CMC – SIDRA - CIDONIO dal Comune di Molfetta con contratto rep. N. 7623 del 2 aprile 2007.
Il Comune (Amministrazione Natalicchio) si costituì nel suddetto procedimento, dapprima con l’avv. Fabio CINTIOLI di Roma (doc. 19), poi sostituito, il 12 dicembre 2013, poi sostituito dal prof. Avv. Vincenzo CERULLI IRELLI – doc. 20 - (il cui ruolo vedremo più avanti).

Questi fatti servono a comprendere ciò che poi accadde da gennaio a marzo 2014.
Tornando all’attività della Procura di Trani, il 10 ottobre 2013 i Pubblici Ministeri, Francesco Giannella, Giuseppe Maralfa e Antonio Savasta disposero una nuova consulenza tecnica sul nostro porto, affidandola all’ing. Ruggiero Carcano, che la depositò già il 29 novembre 2013 (doc. 24), evidenziando alcune irregolarità nelle due perizie di variante approvate dalla Giunta Comunale, a suo parere perseguibili penalmente.
Intanto, il 23 ottobre 2013 (doc. 25) gli stessi Pubblici Ministeri chiesero al G.I.P. “…che si proceda con incidente probatorio all’esame delle 62 persone sottoposte ad indagine e alla perizia collegiale…..”.
Intanto il 13 novembre 2013 (doc. VERBALE) il GIP dr. Francesco Zecchillo, convocò una riunione “finalizzata esclusivamente a trovare soluzioni immediate a situazioni di pericolo come illustrate dall’amministratore giudiziario nelle diverse relazioni presentate presso la cancelleria e derivanti dal blocco dei lavori di costruzione del Porto Commerciale di Molfetta a seguito di sequestro preventivo in atto”.
Alla riunione parteciparono anche il Sindaco Paola Natalicchio, l’assessore comunale Rosalba Gadaleta, l’assessore comunale Giovanni Abbattista, il RUP arch. Lazzaro Pappagallo e l’assessore Regionale ai LLPP Giovanni Giannini. In quella sede emerse “la necessità di porre in essere con urgenza interventi di messa in sicurezza del cantiere……”. Sempre in quel verbale del 13 novembre 2013 si legge: “…..il Sindaco di Molfetta coglie l’occasione per confermare la propria preoccupazione per i pericoli derivanti dalla ipotizzata presenza di materiali pericolosi in cassa di colmata e chiede che vengano fatti gli opportuni accertamenti alle Autorità competenti. Il Giudice fa rilevare che l’autorità amministrativa (cioè il Sindaco di Molfetta) ha comunque poteri di intervento urgenti e contingibili. I Pubblici Ministeri fanno rilevare che l’ipotizzata esistenza nella cassa di colmata di rifiuti pericolosi e/o residui di materiale incendiario e/o esplosivo è oggetto di specifico quesito, il numero tredici, oggetto della perizia richiesta con incidente probatorio, procedimento che in questo momento è al vaglio del Giudice per le indagini preliminari”.
Nessuna verifica e/o indagine nella cassa di colmata venne mai fatta né da parte del Sindaco Natalicchio, né da parte della Procura di Trani. Peraltro quest’ultima, dopo aver chiesto ed ottenuto dal GIP, l’incidente probatorio, vi aveva rinunciato (doc. 31).
Intanto il Fatto quotidiano continuò a denunciare, con articoli a firma di Andrea Tornago (v. 4 maggio 2016, Ambiente &Veleni - doc. Il Fatto), addirittura che …“La colmata “due, tre volte al giorno comincia a fumare” quindi “nessuno deve entrare a piedi, assolutamente (…) è pericoloso, a parte il fosforo ci può essere anche il liquido dell’iprite”
I Pubblici Ministeri, il 25 novembre 2013 (doc. 26), decisero, quindi, di interrogare una serie di persone: il prof. Clarizia, la Dott.ssa Pittalis, il Dott. Verde, l’ Ing. Duni, etc… che, a vario titolo, erano intervenute nel procedimento dei lavori del porto o che erano emerse nelle intercettazioni telefoniche.
Ebbene, dalla lettura degli atti, una particolare rilevanza assunse l’interrogatorio del 16 dicembre 2013 all’ing. Nicola Duni (doc. 27), all’epoca dei fatti dipendente del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, nella qualità Dirigente dell’Ufficio Opere Marittime di Bari che ha competenza sulla Puglia e Basilicata.
Infatti, a pag. 5 del verbale relativo all’interrogatorio dell’ing. Duni, si legge che il PM Maralfa chiese all’ing. Duni se “nelle more qualcuno le ha telefonato per sollecitare, per….” E Duni rispose: “Beh, veramente ci fu l’ingegner Musci che mi…..”; il PM Maralfa chiese a Duni se fosse il suo predecessore, ma Duni precisò: “No, no, no, il mio predecessore era Maggi. Musci era il Provveditore alle Opere Pubbliche, Francesco Musci, che disse: “Meh va beh, ma lì c’è da fare semplicemente la variazione, tanto il porto sempre quello è! Il molo di sopraflutto è così…..invece di farlo così, si fa così”. Io non ricordo cosa gli risposi…..”. Una testimonianza importante che contrastava con l’impianto accusatorio.
La richiesta di incidente probatorio avanzata dai PM il 23 ottobre 2013, fu accolta dal G.I.P., in data 9 gennaio 2014 (doc. 28). Nella Ordinanza di Ammissione di Incidente Probatorio a firma del Giudice per le indagini preliminari, si fissò l’udienza al 6 marzo 2014 e furono nominati periti d’ufficio, l’ing. Francesco Musci, Provveditore alle Opere Pubbliche di Puglia e Basilicata (attualmente Presidente del Consiglio Superiore dei LLPP) e la dott.ssa  Angela Filomena Fontanarosa.
Ovvero proprio quell’ing. Musci che (dall’interrogatorio di Duni) ritenne corretto l’operato posto in essere dai tecnici incaricati dal Comune (Direzione Lavori e RUP) nella redazione delle perizie di variante. E quindi, sulla scorta del parere dell’Ing. Musci, gli atti di approvazione delle perizie adottati dalla Giunta Azzollini erano legittimi.
Intanto era fissata per il 28 gennaio 2014 (doc. 29) l’udienza presidenziale per l’accertamento tecnico preventivo (ATP) promosso dalla CMC il 7 ottobre 2013.
Alla 1^ udienza dell’ATP promosso da CMC, si registrò l’intervento volontario della Procura della Repubblica rappresentata, nella circostanza, dal PM dott. Antonio Savasta, che chiese di integrare i quesiti proposti dalla CMC.
Una richiesta curiosa, considerato che alla istanza di incidente probatorio del 23 ottobre 2013 i Pubblici Ministeri ritennero di espletare una serie di prove tra cui la perizia collegiale diretta ad accertare, attraverso la formulazione di ben 15 quesiti, tutto ciò che era accaduto prima e durante l’appalto, compreso la acquisizione della prova e cioè: “l’avvenuta distruzione ipotizzata al capo V)” e “l’esistenza nella cassa di colmata (la stessa in immediata prossimità della quale, in occasione dei festeggiamenti della Madonna dei Martiri in data 8 settembre 2013, poi anche il 2014 e 2015, si è effettuato l’incendio di fuochi pirotecnici!) di rifiuti pericolosi e/o di residui di materiale incendiario e/o esplosivo (capo V)”. Ovvero, sono le medesime richieste che il G.I.P. aveva accolto interamente, nominando per la perizia collegiale, l’ing. Francesco Musci e la Dott.ssa Angela Filomena Fontanarosa.  
Alla udienza del 6 marzo 2014 in cui doveva avere inizio il processo per l’incidente probatorio, con il giuramento dei due periti Musci e Fontanarosa, si registrò la richiesta di revoca dell’incidente probatorio da parte dei Pubblici Ministeri (doc. 30).
In sostanza, i Pubblici Ministeri avevano già noto l’orientamento del perito Ing. Musci (emerso dall’interrogatorio dell’ing. Duni) che, evidentemente, non condividevano perchè distonico rispetto l’ipotesi accusatoria.
Piuttosto la Procura puntò a veder confermata l’ipotesi accusatoria nel procedimento per ATP nel quale intervennero con la proposizione di ulteriori quesiti al CTU nominato dal Presidente del Tribunale di Trani (doc. 29).
A questo punto la CMC decise di rinunciare all’ATP da essa stessa proposto (doc. 42).
La rinuncia della CMC, a dodici giorni dalla data dell’udienza per la pronuncia del G.I.P. in merito alla revoca dell’incidente probatorio, fissata per il 31 marzo 2014, colse tutti di sorpresa e, a quel punto, inaspettatamente, e con strategia decisamente singolare, il Comune di Molfetta, e per esso il Sindaco Natalicchio, presentò un proprio “Ricorso per accertamento tecnico preventivo ante causam(doc. 34).
L’avvocato del Comune di Molfetta, nominato dal sindaco Natalicchio, e cioè il prof. Avv. Vincenzo Cerulli Irelli, con studio in Roma, non era in condizione di scrivere il ricorso, non solo perché l’incarico gli fu conferito il 28 marzo 2014 (doc. 33), cioè lo stesso giorno della consegna del ricorso (v. D.D. n. 401 del 28 marzo 2014 - doc. 33), ma perché per poter esaminare la intricatissima questione aveva bisogno degli atti e precisamente di tutti quegli atti che, furono sequestrati in blocco dal Comune “in originale”, il 15 luglio 2011 (doc. 7), senza lasciare copia, come asserito in una nota del 2 aprile 2015 prot. 22665 a firma del Dirigente Settore LLPP e RUP del Porto (doc. 35), indirizzata per conoscenza al Sindaco e al Responsabile Ufficio Legale, successiva alla redazione della memoria da parte dell’avv. Cerulli Irelli, come, pure successiva è la comunicazione del RUP inviata al consigliere comunale avv. Mariano Caputo (richiesta Caputo doc. 43bis) il 7 dicembre 2015 prot. 75191 (doc. 43), in cui dichiarava la impossibilità a fornire gli atti richiesti. Noi stessi abbiamo ripetutamente chiesto al Dirigente Arch. Lazzaro Pappagallo di poter visionare gli atti allegati al ricorso per ATP proposto dal Comune per il tramite del prof. Cerulli Irelli ma non abbiamo l’onore di ricevere risposta alcuna… che però possiamo immaginare!!!).
Risulta anche che il  Collegio peritale, costituito dall’ing. Luigi Abbattista – Ing. Prof. Nicola Auciello – Ing. Luigi Severini, nominato dal Presidente del Tribunale di Trani nella causa civile n. 2131/2014 tra Comune di Molfetta e Cooperativa Muratori e Cementisti C.M.C., Impresa Pietro Cidonio SpA, SIDRA SpA, RTI Acquatecno et altri, IdrotecSrL, potè prendere visione della documentazione originale progettuale, definitiva ed esecutiva (doc. CTU), sequestrata dagli Agenti della Guardia Forestale il 15 luglio 2011 (doc. 7) e depositata presso la Procura di Trani, solo dal 20 ottobre al 3 dicembre 2014, mentre, a partire dal “4 dicembre 2014 il Collegio constatò che tale documentazione era stata trasferita al di fuori della Procura in un cantinato sito nell’edificio di P.G. in Piazza Mazzini n. 36 e, di fatto, reso indisponibile ogni possibile utile consultazione”.
Quindi gli atti originali sequestrati il 15 luglio 2011 (doc. 7) – che raccontano la storia del porto di Molfetta dal 1985 al 15 luglio 2011, e devono far luce sulla vicenda dell’appalto e dei lavori per la costruzione del Nuovo Porto di Molfetta – non sono stati resi disponibili finanche al Collegio Peritale nominato dal Presidente del Tribunale di Trani per la causa Civile n. 2131/2014?
Nella stessa giornata di venerdì 28 marzo 2014, il vigile M.llo Annese Sabino, partito alle ore 13,00 da Molfetta, si recò a Roma per “ritiro plico” (doc. 36).
La ordinanza di revoca di incidente probatorio del 31 marzo 2014 a firma del G.I.P. (doc. 37) a pagina 3 p.to 6 in cui il G.I.P. già scrive che vi è “la possibilità di acquisire in sede penale le risultanze di tale accertamento (A.T.P. promosso dal Comune di Molfetta) svoltosi in sede civile… omissis”.

Quanto all’atteggiamento del Comune di Molfetta, bisogna ricordare che il primo atto dell’Amministrazione a guida Paola Natalicchio (PD – SEL – Lista civicaLinea Dritta – Rifondazione) finalizzato a perseguire l’obiettivo di non proseguire i lavori del Porto, fu la “Rinuncia al ricorso avverso la revoca della Delega Regionale n. 1214/2012” (doc. 5), adottata con deliberazione della GC n. 86 dell’8 novembre 2013 (doc. 38), con la motivazione di ….“ripristinare con l’Ente sovraordinato (la Regione Puglia) un rapporto di reciproca e virtuosa collaborazione”. Successivamente, dopo un anno, il 10 dicembre 2014 il Consiglio Comunale con deliberazione n. 55, approvò il Protocollo di Intesa Comune – Regione – Autorità Portuale Bari (doc. 39).
Nella vicenda del nuovo porto si inserì anche la Procura della Corte dei Conti, la quale, a tre giorni dalla prescrizione, notificò al Sen. Azzollini, all’Ing. Balducci e agli ex assessori dell’Amministrazione Azzollini, l’invito a dedurre (doc. P.C.C).
A riguardo si rileva che la Corte dei Conti in data 22 giugno 2016 (doc. Archiviazione Corte Conti), ha comunicato l’archiviazione del procedimento avviato dalla stessa Corte dei Conti il 25 febbraio 2015 in merito al danno erariale per presunte irregolarità nell’affidamento e Gestione dell’Appalto dei Lavori per l’Ampliamento del Nuovo Porto Commerciale. Quindi, secondo la Corte dei Conti, fu tutto regolare (doc. MOTIVAZIONE CORTE DEI CONTI).
Il 15 maggio 2015, dopo un anno e mezzo dal sequestro, il cantiere del Porto, sequestrato il 7 ottobre 2013, fu dalla stessa Procura di Trani dissequestrato (doc. 40).
Da quel momento, nonostante le clamorose denunce mediatiche, nessuno si è più preoccupato dei presunti pericoli e rischi per la pubblica incolumità, per la pubblica salute e per l’ambiente manifestati dall’ex Sindaco Natalicchio e da altri nel verbale del 13 novembre 2013 (doc. VERBALE) e dalla stampa.
Dalla lettura del verbale di dissequestro emergono, tra le altre cose, manifeste responsabilità per l’Amministrazione Comunale di Molfetta guidata da Paola Natalicchio ribadite nella nota dei Pubblici Ministeri del 14 ottobre 2016 (doc. 32).
Alla luce dei fatti, sorge spontaneo porsi alcune domande:
1) Perché non è stata effettuata nessuna verifica nella vasca di colmata e sul cosiddetto letto di bombe?
2) Perché l’ex Sindaco Natalicchio non ha disposto autonomamente (in qualità di responsabile della condizione della salute dei cittadini) e già dal 14 novembre 2013, giorno dopo la riunione in Procura, le verifiche sulle aree (a terra e a mare) sequestrate ed oggetto di presunto pericolo per la incolumità o di disastro ambientale?
3) Perché l’Amministrazione Natalicchio – che ha ricevuto in consegna dal 15 maggio 2015 (doc. 40) tutte le aree portuali e di cantiere sequestrate – non ha provveduto neppure alla manutenzione ordinaria, consentendo lo “sgretolamento” del molo di sopraflutto in esecuzione, con conseguente pericolo per la navigazione (v. peschereccio incagliato, ecc) e il deterioramento delle attrezzature e delle opere realizzate?
4) Chi pagherà tutti i danni causati dal sequestro ed alla sospensione dei lavori se il processo penale dovesse concludersi con l’assoluzione degli imputati?
Infine, l’ANAC (Agenzia Nazionale Anti Corruzione) ha ritenuto che il contrato di appalto, stipulato il 2 aprile 2007, con il RTI CMC – SIDRA – CIDONIO, per la esecuzione dei lavori del Porto Commerciale, sia “nullo per illiceità(doc. ANAC). Il concetto, è stato sostenuto dall’ANAC, interessata dal Comune di Molfetta, per il tramite dell’avv. Cerulli Irelli, per esprimere parere riguardo… “la legittimità dell’affidamento mediante procedura negoziata ai sensi dell’art. 57, c. 2 lett. c) e/o dell’art. 57, c. 5 lett. a), d.lgs. n. 163/2006, dei lavori di messa in sicurezza delle opere in costruzione del nuovo Porto Commerciale di Molfetta all’aggiudicatario dell’appalto principale…” (doc. Incarico)
Anche l’ANAC, nella sua attività di consulenza, è stata costretta ad avvalersi delle notizie apprese dalla stampa in mancanza della necessaria documentazione, come si legge nella nota inviata all’ANAC e al Commissario straordinario dott. Mauro Passerotti da parte del Comitato Cittadino “Andiamo in porto” (doc. REPLICA ad ANAC).
La nota inviata dall’ANAC, ha indotto la Giunta Comunale, con singolare solerzia, ad adottare l’atto deliberativo n. 253 del 22 dicembre 2015, con cui ha deliberato al p.to… “3. di valutare con i propri legali, prof. Vincenzo Cerulli Irelli e avv. Michele Laforgia: a) ogni conseguente decisione sulla sorte del contratto n. 7623 di Repertorio del 2.4.2007 …………. omissis” (doc. Incarico)
Intanto il 10 marzo 2016 è stato protocollato al n. 15107 del Comune di Molfetta l’Affare n. 61/2015, reso dalla Seconda Sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici di Roma il 23 febbraio 2016 (doc. CSLP), espressasi in merito alla richiesta di parere ex art. 127, comma 3, Dlgs 163/2006, sul progetto esecutivo di messa in sicurezza inviato dal RUP Comunale il 22 settembre 2015, con nota n. 57400 (ovvero dopo 4 mesi dal dissequestro e dopo 8 mesi dall’approvazione da parte della G.C.).
E il 22 aprile 2016 (doc. Parere), dopo 4 mesi dall’incarico, parte dallo studio Romano dell’avv. Cerulli Irelli, il parere richiesto, protocollato solo il 10 maggio 2016 al n. 25485, in piena crisi amministrativa e con il Sindaco Natalicchio dimissionario.
Il parere, che non valorizza le varie pronunce del TAR Puglia e del Consiglio di Stato, è stato consegnato dopo 4 mesi dall’incarico. A tale riguardo è curioso osservare che l’avv. Cerulli Irelli abbia impiegato 4 mesi per esprimere un parere riguardante solo un aspetto della complessa vicenda Porto, mentre, in occasione del ricorso per ATP del 28 marzo 2014, abbia impiegato neppure 24 ore per esaminare, studiare e sintetizzare 10 anni della vicenda del Porto (dal 2003 al 7 ottobre 2013), peraltro senza poter consultare i relativi atti.
Di contro si rileva che in risposta all’istanza formulata dal Comune di Molfetta alla Procura di Trani, per mano dell’avvocato Michele Laforgia (doc. ISTANZA x LAVORI PORTO), la Procura di Trani (doc. 32), così si è espressa: “ogni ritardo nel porre in essere le misure di sicurezza, a seguito di dissequestro operato da questo ufficio, è e sarà attribuibile esclusivamente all’inerzia dell’Amministrazione Comunale alla quale è stato già inviato il parere del consiglio superiore dei lavori pubblici che si è gia espresso condividendo la prescrizione indicata da questo Ufficio nel provvedimento restitutorio dell’area portuale in sequestro”.
Nell’ordinanza di custodia cautelare si affermava inoltre che la vasca di colmata, futura banchina del nuovo porto, era un “letto di bombe” ma poi, senza effettuare alcuna verifica, è stato dissequestrato l’intero cantiere riconsegnandolo al Comune di Molfetta.
La vasca di colmata, definita dalla Procura letto di bombe, è stata utilizzata, l’8 settembre 2013, e negli anni successivi: l’8 settembre 2014, l’8 settembre 2015 e l’8 settembre 2016 in occasione dei festeggiamenti della Madonna dei Martiri, Patrona di Molfetta, come piattaforma per i fuochi pirotecnici (doc. AUTORIZZAZIONE FUOCHI).
Intanto le “spese” le fa la comunità cittadina che, ancora oggi non dispone di una importante infrastruttura quale il nuovo porto commerciale. I lavori, se non ci fosse stato l’intervento della Procura di Trani, sarebbero stati ultimati il 2 aprile 2015. Oggi invece non solo non sono stati ultimati ma non sono neppure ripresi dopo il dissequestro di maggio 2015, e i danni causati dalle mareggiate alle opere già realizzate, e non adeguatamente protette, ammontano ad oltre sette milioni di euro.

La Redazione

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